Privatizzazione di Poste italiane: i consumatori intervengono in audizione alla commissione Trasporti, poste e telecomunicazioni della Camera
«Poste separi le attività sociali da quelle commerciali: rischi per la concorrenza»
Sul delicato nodo della privatizzazione di Poste Italiane le associazioni dei consumatori sono state audite oggi in commissione Trasporti, poste e telecomunicazioni della Camera dei deputati.
Nel loro intervento Assoutenti e Confconsumatori hanno rilevato possibili criticità nell’operazione con particolare riferimento al tema della concorrenza e delle ricadute per la categoria degli utenti.

In particolare Assoutenti e Confconsumatori, pur non contestando a priori la scelta della vendita delle azioni detenute oggi dal ministero dell’Economia e delle finanze e allo stesso modo invitando il Governo ad una maggiore prudenza rispetto al processo di cessione sul mercato delle quote, hanno sostenuto oggi dinanzi alla Camera la necessità di una separazione netta tra le attività sociali di Poste Italiane e quelle prettamente commerciali.
«Il momento è maturo – hanno concluso in audizione Assoutenti e Confconsumatori – per ridefinire la struttura di un gruppo strategico come Poste Italiane, individuando le funzioni sociali e istituzionali svolte dalla società anche grazie alla sua presenza capillare sul territorio, e separandole da quelle commerciali come la vendita al pubblico di servizi assicurativi, finanziari, energetici e telefonici, per evitare equivoci sul fronte della concorrenza, alterazioni del mercato a danno di altri operatori e possibili bocciature da parte delle autorità di settore. Ciò anche alla luce dell’altro decreto del Governo, il Dl Pnrr bis, che consentirebbe a Poste di entrare in un servizio essenziale per la pubblica amministrazione come quello fornito da PagoPa».
Marco Festelli, presidente nazionale di Confconsumatori: «Nel caso di cessione di una quota che porti lo Stato sotto il 50% è importante garantire la governance dell’azienda in modo da assicurare i servizi pubblici in maniera trasparente, economica e funzionale agli interessi dei cittadini. Poste è un’azienda troppo strategica per finire in mano privata, anche se parzialmente. Invitiamo il Governo a usare prudenza e a ragionare sull’azienda con una visione organica: se è necessario cedere una quota per esigenze di bilancio, che almeno si mettano sul mercato solo le attività commerciali esercitate in libera concorrenza, come quelle assicurative, la telefonia e la vendita di energia».
